DIARIO di un viaggio in Sardegna.   PRIMA PARTE

Un viaggio in Sardegna è sempre ricco di grandi emozioni. In qualunque posto tu abbia deciso di andare avrai la possibilità di creare un rapporto speciale con la natura. Al tempo stesso selvaggia, misteriosa e ricca di colori che in primavera si fanno ancora più numerosi. Con i mille fiori a fare da cornice al blu del mare.

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In questo mio continuo ricercare angoli nascosti (ma non troppo) mi sono addentrato nella zona di Nebida e Masua, quella delle miniere di fronte all’Isola di San Pietro meta finale del tour accompagnato da amici anche loro affascinati da Ichnusa (beh si anche della birra !!), ma rimasti fin’ora ancorati al Nord della Gallura come Luca ed Elena, Stefano e Magali in compagnia di Doriano e Gianna, che invece affrontano per la prima volta in assoluto un volo dal continente all’Isola. Benvenuti. C’è per tutti una prima volta. Meglio tardi che mai.

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Poco più di un’ora di macchina da Cagliari ed eccoci verso mezzanotte poco fuori il piccolo centro di Nebida. Arrivarci di notte ha già di per sé qualcosa di misterioso. Curve e contro curve come fossimo sulle Dolomiti a strapiombo sul mare che intravedi grazie ad una luna quasi piena, ma nascosta da qualche nuvola. Nebida di notte ha tutta l’aria di un paese fantasma, non c’è un bar aperto  e poi ecco d’improvviso  altri tornanti con salite degne quasi di una “Cima Coppi”.  Non nevica mica qui di inverno?  Subito si preoccupa Gianna. “Normalmente no, ma quest’anno per la verità ha nevicato pure sull’isola di Tavolara a due passi da Olbia”. Non ci sono davvero più stagioni. Qui se nevicasse alla grande non ci si potrebbe certo muovere senza catene. All’Agriturismo Sa Rocca ci aspettano anche se il check in era previsto solo fino massimo alle 20. E ci offrono pure una brocca di vino rosso di produzione locale. Che Stefano e Luca decidono di non spartire con il resto della comitiva nel mentre già andata a dormire. Cartellino giallo. Al risveglio una splendida giornata ci attende.

agiturismo.JPGTra Masua e Buggerru, tra le montagne respirando il mare (©rdophoto)

 

Alle 9.30 abbiamo prenotato la visita alla miniera di Porto Flavia.  Un tuffo nel blu con il Pan di Zucchero un roccione grande lì di fronte a riparare la costa.

Copia di pan.jpgLa vista del Pan di Zucchero dalla strada ripida che porta da Buggerru verso Nebida (©rdophoto) poco più avanti la deviazione verso Masua. ´(©rdophoto)

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Due gallerie, una sola visitabile, che servivano per trasportare i minerali e imbarcarli direttamente sulle navi ormeggiate a ridosso della parete rocciosa.

p flavia sory.JPGUna fotografia esposta all’interna della miniera di Porto Flavia fa capire esattamente come veniva imbarcato il minerale all’epoca  (©rdotennis)

Un’ora di visita, con qualche foto ricordo davvero orginale.

porto flavia.JPGEccoci pronti per la visita di PORTO FLAVIA. Tutti con un elmetto come dei veri minatori (©rdotennis)

La storia dei primi scioperi con i morti della vicina Buggerru. E le miniere tornano improvvisamente a rivivere.

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Alla fine della  passeggiata di ANDATA, ecco la vista mozzafiato con di fronte il PAN DI ZUCCHERO. La visita delle 9.30 del mattino è senz’altro la migliore per avere una buona luce e fare delle buone fotografie. Nel resto della giornata  si è infatti perennemente ” contro sole”.

pan di zucchero.JPGLa fine della galleria, l’inizio del mare il Pan di Zucchero a riparare la costa di Masua (©rdophoto)

 

“Ma cosa ci fa quello lì ad arrampicare, vestito di un giallo fosforescente?”

Copia di scalatore.jpgUna macchia gialla sulle pareti rocciose di Masua (©rdophoto)

E’ Stefano a notare questa macchia gialla all’uscita dalla miniera. “Avrà paura di non essere notato”dice a voce alta Luca, per la verità in un modo molto più colorito in tipico dialetto veneto, che abbiamo deciso di  tradurre in un italiano, diciamo molto educato.
“No, no, vi assicuro non si è vestito così per farsi vedere.”  La voce di un garbato signore si fa sentire alle nostre spalle. “Ne è davvero sicuro?”   Regola numero uno, mio caro Luca, Mai controbattere un buon padre di famiglia. “Assolutamente sicuro. Conosco bene mio figlio!” E la colazione è servita!  Robe da cartellino rosso. Ma un bel sorriso, peraltro  imbarazzato, rimette le cose al loro posto. Insieme ad un buon caffè.

selfie.JPGTutti insieme all’uscita della miniera di PORTO FLAVIA, un caffè al volo e poi si riparte (©rdotennis)

La giornata procede in direzione Buggerru, a circa 5 km c’è una deviazione a sinistra verso una delle spiagge più originali di tutta la Sardegna: CALA DOMESTICA.

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Tra dune, rocce, torri e un mare da sogno che ti invita ad entrare, peccato l’acqua sia solo leggermente freddina.

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Si opta così per una piccola arrampicata fino alla torre, da cui si può ammirare un panorama mozzafiato che volentieri condividiamo con tutti voi.

domestica.jpgLa vista di Cala Domestica con le due strisce di sabbia ad arrivare al mare (©rdophoto)

Copia di domestica 2.jpgSembra estate.I colori della Primavera sarda ingannano (©rdophoto)

Una spaghettata a Nebida, al ristorante del Capitano, con vongole (freschissime) e Bottarga completa la nostra mattinata  arricchita anche dalla vista dall’alto della Laveria;  la strada per arrivarci, vicino vicino, è decisamente troppo ripida per essere affrontata, quasi degna di una scalata come quella del nostro amico vestito di giallo.
Tranquillo Luca non c’è suo papà qui vicino puoi dire quello che vuoi.

laveria.jpegLa Laveria di Nebida dall’alto (©rdophoto)

 

to be continued….

 

 

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